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Paralisi cerebrale infantile: cause, sintomi e cure

In questi giorni mi sono appassionata a Special, una serie TV targata Netflix che tratta la vita di Ryan, un giovane uomo alle prese con un disturbo piuttosto invalidante: la paralisi cerebrale infantile.

Tale disturbo rende Ryan inabile a svolgere cose normali per i ”normodotati” come camminare, vestirsi o allacciarsi le scarpe.

Va però detto anche che Ryan ha una forma lieve di paralisi cerebrale, perciò riesce a vivere una vita tutto sommato normale.

Mi sono quindi chiesta: cos’è la paralisi cerebrale? Come si manifesta nei bambini? Ci sono delle cure? Vediamo di fare chiarezza insieme 😉

Cos’è la paralisi cerebrale infantile

La paralisi cerebrale infantile viene descritta come un disturbo persistente – ma non progressivo – della postura e del movimento; tale malattia è dovuta ad un’alterazione della funzione cerebrale infantile prima che il sistema nervoso centrale abbia completato lo sviluppo.

Da ciò consegue che, i bambini affetti da paralisi cerebrale, hanno difficoltà a sedersi e/o a girarsi e che, invece che camminare, strisciano.

I sintomi sono più accentuati durante i primi anni di vita e rimangono stabili con la crescita.

Secondo recenti studi, la paralisi cerebrale infantile interessa circa 2-3 casi su 1000 neonati sani.

I sintomi della paralisi cerebrale infantile

Come già accennato, la paralisi cerebrale è frutto di una lesione a carico del sistema nervoso centrale; siccome la zona interessata dalla lesione controlla molti aspetti fisici, i sintomi della patologia possono variare da caso a caso.

Gli esperti hanno tuttavia individuato alcune caratteristiche comuni nei bambini affetti da paralisi cerebrali come:

  • scarsa coordinazione
  • rigidità muscolare
  • spossatezza muscolare – con conseguenti tremori

I sintomi evidenziati non impattano invece il pensiero e/o il ragionamento, mentre possono interessare vista, udito, deglutizione e/o parlato.

Talvolta gli studiosi hanno isolato casi di pazienti in cui si sono presentate convulsioni, ma ciò riguarda solo un terzo delle persone affette dal disturbo.

La sintomatologia è più accentuata nei primi anni di vita e, con lo sviluppo, sembra che i problemi di base non peggiorino nel tempo.

Classificazione paralisi cerebrale infantile

Classificazione topografica

In base alla sede del disturbo, esistono 3 categorie in cui si collocano i malati di paralisi cerebrale:

  • Tetraplegia
  • Emiplegia
  • Diplegia

In caso di tetraplegia, il malato presenta disturbi motori a carico dei quattro arti (braccia e gambe); nel caso di emiplegia il disturbo riguarda invece una sola parte del corpo (parte destra o sinistra); nel caso di diplegia infine si assiste a un disturbo motorio a carico degli arti inferiori, specialmente delle gambe.

A queste tre categorie se ne aggiungono una quarta, la triplegia e una quinta, la monoplagia, che interessano rispettivamente i disturbi motori di 3 arti o di uno solo. Triplegia e monoplagia sono sottocategorie lievi di diplegia e di emiplegia.

Classificazione motoria

Gli studiosi possono anche decidere di classificare il grado di paralisi cerebrale in base alle caratteristiche del movimento.

Analizzando infatti i tipi di movimenti dei pazienti, i medici hanno rilevato 5 forme di categorie distinte:

  1. Forme spastiche
  2. Forme ipotoniche
  3. Forme atassiche
  4. Forme discinetiche o distoniche
  5. Forme miste

Nel caso di movimenti spastici, i pazienti presentano un aumento costante del tono di alcuni gruppi muscolari e dei riflessi di stiramento.

In questo caso si assiste all’insorgenza di movimenti posturali tipici come arto superiore addotto e intra-ruotato, gomito, polso e dita flessi o piede equino.

Esempio di piede equino in un neonato

Nel secondo caso, i pazienti presentano una diminuzione costante del tono muscolare mentre nel terzo caso si assiste a disturbi nella coordinazione e nell’equilibrio.

Le forme discinetiche o distoniche si manifestano invece come una fluttuazione continua del tono muscolare, da cui consegue la presenza di movimenti influenzabili da emozione o fatica. Questi movimenti incontrollati scompaiono nel sonno.

Infine, la forma mista si verifica quando il paziente presenta sintomi combinati di due o più forme.

Cause della paralisi cerebrale infantile

Non è ancora nota la causa scatenante della paralisi cerebrale infantile; tuttavia gli studiosi hanno evidenziato che i motivi più accreditati sembrano essere tre:

  • Fattori prenatali
  • Fattori perinatali
  • Fattori postnatali

Nel primo caso, la malattia sarebbe causata da fattori genetici oppure da infezioni contratte dalla donna in gravidanza.

Nel secondo caso, l’eziologia riguarda la prematurità (soprattutto in caso di nascita prima delle 32 settimane), l’insorgenza di un’ischemia del neonato, la mancanza di ossigeno (ipossia) e/o un parto difficoltoso.

Il terzo e ultimo caso interessa invece gravi complicazioni post parto a carico del neonato come, ad esempio, meningoencefaliti, trauma cranico, arresto cardiocircolatorio prolungato e/o crisi epilettiche.

Cure e rimedi

La cura della paralisi cerebrale infantile è stata argomento di dibattito tra gli esperti, specie negli anni 60/80 del secolo scorso.

Attualmente, i medici ritengono che la riabilitazione multidisciplinare aiuti i pazienti affetti da PCI a condurre una vita più o meno normale.

Il progetto riabilitativo passa attraverso diversi step:

  • sedute di psicomotricità e/o fisioterapia in sede ambulatoriale
  • chirurgia funzionale ortopedica e/o neurologica
  • assunzione di farmaci inibitori della spasticità muscolare (come la tossina butolinica)
  • assunzione di farmaci antiepilettici
  • uso di supporti per la postura (tutori e/o busti) e per la deambulazione (stampelle, girelli e/o sedie a rotelle nei casi più gravi)
  • sedute di logopedia per migliorare il parlato e l’alimentazione

Viene da sé che il tipo di cura da seguire dev’essere pattuita dopo un consulto con un medico esperto.

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