Ai bambini - e anche ai grandi - il cioccolato piace molto. Ma da quale età è opportuno darlo ai più piccoli sapendo che una volta iniziato a gustarlo non si può più tornare indietro?
Mio marito dice che sono una mamma nazista, almeno per quel che riguarda l'alimentazione del nostro piccolo. Certo, tutta la mia attenzione al biologico, alle cotture al vapore, al senza sale, al niente dolci è andata tutta a farsi friggere quando Davide ha iniziato a frequentare il nido.
È iniziata infatti la discesa veloce della china perché al nido gli danno, nell'ordine:
- wurstel (di pollo ma sempre pieni di antiossidanti, esaltatori di sapidità ecc.)
- gelato confezionato (non certo artigianale né con frutta fresca)
- sofficini, bastoncini findus e cotolette impanate (no comment)
- lasagne sommerse di besciamella (sicuramente ottime ma... cavolo!)
- salumi (prosciutto cotto e bresaola che non è un insaccato ma pazienza)
- caramelle, chupa chupa e gelatine come premio per aver fatto qualcosa
- torte al cioccolato.
Devo dire che non è che mangi sempre 'ste schifezze e quando io ho chiesto come mai questa alimentazione, la titolare mi ha scodellato davanti le tabelle nutrizionali della ASL di Milano con i menù per nidi e scuole dell'infanzia e ci ho trovato tutti gli alimenti summenzionati.
Posto che vorrei conoscere chi le ha stilate e i suoi rapporti con le mega industrie che producono questi prodotti, sono corsa ai ripari. E quindi Davide a casa continua a mangiare il più sano e naturale possibile: tutto senza sale, tanta frutta e verdura, niente zucchero, pasta integrale di cereali vari (farro, orzo, quinoa ecc.), carne 1 volta alla settimana, tanti legumi.
E se Davide non fa una piega su dolciumi, roba salata ecc. sulla cioccolata è più difficile.
Adesso che è Pasqua poi vedrà papà e mamma mangiarne, stanno già arrivando uova di cioccolata dai nonni, dagli zii, dai cuginetti... Insomma. Devo tapparmi il naso, dargliela e che sia finita?