MammeBlog
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Bambini in vacanza con i nonni 2010

Tuesday, 27 July 2010 16:04 scritto da Sofia

Come tutti gli anni, quegli angeli dei miei suoceri tengono due settimane Davide in montagna. Lui aspetta ogni anno questo momento con felice trepidazione. Anche quest'anno. Ma una volta salito...

Scrivo con il cuore in mano e le lacrime in tasca. Non so che cosa sia capitato quest'anno ma il mio amorino ogni volta che parto piange disperato. Non era mai successo. Stare con i nonni in montagna è sempre stato il momento più atteso e desiderato dell'anno (per lui, beninteso, non certo per me) ma 'sto giro non va così.

O meglio, siamo partiti insieme tutti entusiasti, pieni di progetti ed eccitati dai ricordi e dalle promesse dei nonni: andiamo a raccogliere i mirtilli, a vedere se ci sono i lupi nel bosco, attraversiamo i ruscelli, cerchiamo i funghi, ritroviamo gli amici, saltiamo sulla bici nuova ecc. ecc. eppure...

Ogni giorno Davide mi chiama più volte - mia suocera furente perché le azzera quotidianamente il credito! - con quella sua vocina struggente che esordisce con: "MAMMA!" proprio come a voler attirare la mia attenzione. E poi è un susseguirsi per decine di minuti delle solite domande. Nell'ordine:

1. Perché devi lavorare?

2. Quando arrivi?

3. Quanti giorni mancano o nella versione notturna Quante nanne mancano?

4. Mi vuoi bene?

5. Quanto bene mi vuoi?

6. Ti manco?

Capite che la vicenda si fa straziante. Per tacere di domenica sera, quando io e Paolo siamo saliti sul treno e lui, aggrappato alle gambe di mia suocera, piangeva disperato, paonazzo in volto, visino sfigurato e gonfio di lacrime urlando "Mammaaaaaaa, mammaaaaa" e mia suocera che serenamente continuava a chiacchierare con la sua amica mentre noi assistevamo impotenti intrappolati sul treno con già le porte chiuse.

Posto che non vedo l'ora che sia venerdì per andarlo a prenderle ed assodato che l'anno prossimo, a costo di licenziarmi, non trascorreremo un altro luglio schifoso come questo, mi chiedo: come mai questa reazione? Me la sarei aspettata forse quando era più piccolo ma a quasi cinque anni e indipendente come è lui, che sta succedendo?

Dove sto mancando? Ha davvero così bisogno di me in questo momento il mio piccolo?

Aiuto, cerco conforto...




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Bambini capricciosi

Monday, 3 November 2008 11:21 scritto da Sofia
Tra i tre e i quattro anni i capricci si fanno più intensi e bizzosi. Lo sto scoprendo a mie spese ma dopo scoramenti, urla, castighi ecc. forse ho trovato la soluzione per una pacifica convivenza con il mio piccolo Attila.

In effetti ero abbastanza scoraggiata, come era possibile che un bambino sereno, sempre allegro, abbastanza ubbidiente, giocherellone, curioso si fosse trasformato improvvisamente in un teppistello spocchioso, strafottente e ribelle? A tre anni!??!?!?! Cioè, scusate, a 14 me lo aspetto ma a 3 francamente no.

Davide furbettoTutto diventa una questione e una polemica: vestirlo al mattino una mission impossible, mollarlo all'asilo una fatica di Ercole, portarlo a casa/asilo/nonni/supermercato un viaggio da Odissea.
E poi rispostacce della serie "mettitelo tu, mangiatelo tu, vacci tu in castigo" e a volte alzava anche le mani. Io sempre più disperata, mia suocera che mi chiede serafica ma martellante: "Ma che cos'ha il bambino?" gettandomi sempre più nello sconforto.

Le mia reazione - in questi giorni poi sono particolarmente tesa e nervosa- spesso era di insofferenza per cui mi mettevo a strillare, lo costringevo ad andare in castigo dietro la porta praticamente a forza, non so le volte che l'ho sollevato e buttato nella vasca piena d'acqua perché lui da solo non ci voleva entrare per poi DOPO, ovviamente, non voler uscire. A nulla valgono i castighi: oggi niente budino, niente macchinina preferita, niente giochi all'oratorio. Pazzesco, Davide si è dimostrato di una tenacia, di una forza di volontà e di una caparbietà che spero manifesti anche quando dovrà studiare. E i capricci, gli strilli, i pianti, le prepotenze continuavano.

L'apice è stato raggiunto la scorsa settimana quando ha colpito una bimba all'asilo (di cinque anni e mezzo!) con una macchinina facendole un graffio sotto l'occhietto. Lui sostiene che la bambina lo aveva spinto e quindi lui si è difeso, la maestra - manco a dirlo - non ha visto. la madre è venuta a fare una pezza. Insomma, un casino.
Ma la cosa che più mi ha mandato in bestia è stata non tanto il colpire la bambina (è successo anche a lui e sappiamo tutte che tra bambini che giocano può capitare) quanto il fatto che non c'è stato verso di fargli chiedere scusa. Cioè, indipendentemente dal fatto che il colpo sia stato volontario o accidentale voglio che chieda scusa perché comunque il reponsabile è lui e non si deve picchiare MAI, nessuno per nessun motivo, anche se si ha ragione.

È diventato un braccio di ferro tra me e lui. Doveva chiedere scusa a questa bimba. Beh, ci ho impiegato tutto il pomeriggio (giuro) ma alla fine l'ho convinto a scrivere una letterina di scusa a questa Silvia da consegnarle poi il giorno dopo con un bacino. E lì mi si è squarciato il velo. Con Davide non funzionano le maniere aggressive e brutali. Bisogna prenderlo con la dolcezza e spiegargli le cose con calma. Certo, io devo fare un training autogeno che manco un monaco trappista perché la voglia che ho io è quella di disfarlo come l'ho fatto ma ho imparato a trattenermi, a calmarmi e poi a parlargli con dolcezza, abbracciandolo e prendendolo in braccio. E credetemi, i bambini non la prendono come un cedimento o una carenza di polso ma anzi si sentono compresi nel loro disagio. E ci seguono come agnellini.

Domani vi racconto poi altri trucchetti, voi ne avete?





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Di nuovo agitazione, di nuovo Kindival

Wednesday, 26 March 2008 09:40 scritto da Sofia
Vi è mai capitato che il piccolo, nonostante la stanchezza evidente, non volesse dormire al pomeriggio per più giorni consecutivi? Meglio assecondarlo o insistere?


Davide, da quando ha 10 mesi, fa sempre la nanna dopo pranzo. A volte dorme di più, a volte di meno ma insomma a parte rarissime eccezioni (amichetti in visita, gite fuori porta ecc.) il pisolino  post-prandiale è sempre stata sacrosanto. Anzi, ultimamente è lui stesso che dice: "Mamma, sono un po' stanco, vado a nanna".

Giovedì scorso viene a casa dal nido stravolto: avevano festeggiato in anticipo la Pasqua con giochi, canti e danze ed era quindi particolarmente stanco. Si fionda a letto ma - sorpresa delle sorprese - non si addormenta e comincia a girarsi e rigirarsi come un girarrosto. Va avanti per più di un'ora, senza chiamare, cantando da solo, ma a un certo punto comincia: "Mamma, l'ho fatta tutta la nanna! Vieni! Giochiamo!". Provo tutti i soliti stratagemmi - che altre volte hanno funzionato benone - tipo stare 5 minuti con lui, fargli abbracciare il suo tigrotto, dargli da bere o fargli fare pipì o coprirlo. Insomma, niente. Sfinita lo tiro su e mi dico: pazienza, oggi niente nanna. Mi aspettavo nanna notturna prolungata ma niente, alle otto arzillo in piedi. Venerdì stessa scena. Niente nanna.
Solo a questo punto era evidentemente stravolto. Occhietti gonfi di sonno, occhiaie in caduta libera.

Mi sono finanche chiesta se non fosse già arrivato il momento in cui smette la nanna del pomeriggio ma, francamente, a due anni e mezzo mi sembra un po' presto. No?

Però vedo che è stanchissimo, addirittura fa fatica a camminare, vuole sempre essere preso in braccio, insomma, è stravolto. Sabato crolla alle 12.10 e risorge alle 17.20.
Tuttavia mi pare un po' agitato, sovraeccitato dalla Pasqua, dagli amici, dalle corse in giardino, dai cibi nuovi che ha assaggiato per le feste... Non lo so neanche io. Fatto è questa fatica nell'addormentarsi è davvero insolita.

Allora vado in farmacia, pensando di fargli fare un giro di Kindival. Ha sempre funzionato molto bene per tranquillizzarlo senza stordirlo



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Quando i piccoli ci mettono nei guai

Tuesday, 12 June 2007 08:14 scritto da Sofia
I pericoli in casa quando ci sono dei bimbi piccoli sono tanti. E bisogna aggiungerci anche le situazioni pericolose nelle quali, loro malgrado, possono trovarsi anche i grandi. Venerdì sera il nostro piccolo alle nove di sera ha chiuso mamma e papà fuori sul balcone .

Noi fuori disperati e lui al di là del vetro che rideva, incapace di rialzare la leva della finestra che aveva abbassato. E' stato un attimo, io e mio marito cenavamo sereni sul balcone, rilassandoci dopo una settimana estenuante e mio marito dice: "Non è che Davide ci chiude fuori?". Io rispondo serena che no, non ci arriva ancora alla maniglia della portafinestrrrrr.... AIUTO!!! Non ho nemmeno finito la frase che ZAC, Davide ci aveva chiuso fuori.
Attimo di stupore, poi di riso isterico (il mio) e urla di panico (quelle di mio marito).
Davide si è un po' stupito. Devo onestamente dire, a sua discolpa, che ha anche tentato - seguendo le nostre indicazioni arruffate e scoordinate - di rialzare la leva ma sebbene sia alto abbastanza per abbassarla, non lo è a sufficienza per rialzarla.
A un certo punto, - finalmente libero - ha afferrato il telecomando della tv, oggetto ultraproibito, ha acceso il televisore e si è seduto comodamente sul divano, per nulla spaventato, gettando ogni tanto un'occhiata distratta a quei due pazzi che si scalmanavano al di là del vetro.

Noi abitiamo al sesto piano, per cui calarsi da qualche parte non era possibile. Sul balcone, ovviamente, non avevamo né chiavi, né telefoni. Quindi prima regola: portarsi sempre un telefono dietro. Esclusa la rottura dei vetri che avrebbero potuto ferire Davide, e dopo aver tentato di prendere a spallate la finestra, abbiamo iniziato a urlare. Era venerdì sera e molti erano partiti per il weekend. Abbiamo iniziato allora a tirare oggetti, bottiglietta di fertilizzante piante, girandola, tappo insetticida ecc., alla taparella abbassata della nostra vicina di fianco, nella speranza che fosse ancora in casa. Per fortuna lo era e quando ha alzato la tapparella ha fatto una faccia che potete solo immaginarla. Tuttavia non è che potesse fare molto per cui ci ha passato il telefono. Abbiamo iniziato a chiamare i miei - che hanno un mazzo di chiavi di scorta - ma non rispondeva nessuno. Mio padre è sordo come una campana e quindi non mi aspettavo niente di meglio.
Eravamo già lì pronti a chiamare i pompieri quando la vicina ci passa un bel cacciavitone. Con quello siamo riusciti a scardinare il pernino della finestra e, con una bella spallata, a fare irruzione... in casa nostra.
A quel punto, noi ci siamo messi a ridere e Davide invece a piangere perché ha capito che aveva combinato un guaio e che eravamo arrabbiati e preoccupati.

Tutto è bene quel che finisce bene e adesso racconteremo questa storiella per far ridere gli amici. Si aggiungerà a quella volta famosa in cui la lavatrice ha camminato e ha bloccato la porta del bagno.... Ma questa è un'altra storia.

E le vostre pesti? Quali guai vi hanno combinato? Dai, raccontateceli...




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Paura dell'acqua

Thursday, 7 June 2007 22:07 scritto da Sofia
I bambini in genere amano l'acqua. Da prima della nascita. Eppure può accadere che, improvvisamente e senza apparente ragione, non la sopportino più e ogni bagnetto sia accompagnato da urla strazianti?

Fino a qualche settimana fa il momento del bagnetto era il più bello della giornata, quello che attendevo più di ogni cosa: spento il computer, potevo finalmente  con il mio piccolo e ridere con lui e le paperelle, godermi le sue risate, gli spruzzi che faceva con le manine eccetera.
Stesse scene in piscina, fin da quando era piccolo piccolo. Ricordi indelebili in centinaia di foto che troneggiano sulle tv dei nonni. Nemmeno quando gli immergevo la testa sott'acqua faceva una piega, anzi riemergeva sputando acqua e ridendo come un pazzo.
Questo appunto fino a qualche settimana fa quando, impovvisamente e senza motivo, il momento del bagno è diventato un INCUBO. Non c'è verso di farlo sedere nella sua vaschetta, quindi devo lavarlo mentre sta in piedi, il che non è agevolissimo. Ma la tragedia VERA e totale accade quando gli bagno la testa per lavargli i capelli: pianti, strilli, mi si aggrappa con le braccine bagnandomi tutta, urla "mamma" tra le lacrime in un modo che pare sovrumano.
Non parliamo della doccia: si avvinghia alle mie gambe o a quelle del papà piangendo come un agnello sgozzato e non la smette fino a quando non chiudiamo l'acqua e si esce dalla doccia.

Ribadisco che né in piscina né in mare fa una piega, anzi, si diverte una cifra.

Non so davvero cosa fare, cosa raccontargli, come lenire i suoi strilli e la sua evidente paura e sofferenza. Certo non posso smettere di fargli il bagno, vi pare?

AIUTO!




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